giovedì 6 marzo 2008

la I F 2007-2008
















Cari babbo e mamma,
sono a Pisa, nello studiolo dell’appartamento che condivido da due settimane, e mi godo questo tepore quasi estivo che proprio oggi è ritornato, sfidando il vento freddo della settimana scorsa. Sto bene, mi sto abituando ai ritmi e alle nuove consuetudini che questo mio primo anno scolastico da professore di lettere comporta… e davvero ne sono felice: è tutto nuovo, eppure è come se lo avessi avuto dentro da sempre, mi ci ritrovo…

A volte ripenso a quando mi ripetevate all’infinito di studiare, a quando sia io che Marcello ci ingegnavamo a non fare niente, a gingillarci e a trovare mille scuse per evitare i compiti… eh… a quando vi buttavo in faccia che non avrei fatto la maturità… e poi che non avrei fatto l’università… e ora sono prof alle superiori… beh, la vita a volte è proprio buffa! E so che ne siete felici, doppiamente, perché io sono soddisfatto e questo vi appaga e vi ripaga. E ve lo meritate.

Voglio raccontarvi un po’ di questo primo mese scarso di scuola… le lezioni sono iniziate il 10 di settembre e siamo ancora in fase di scoperta, di assaggio, di annusarsi reciproco… eppure già si muovono tante cose e ogni giorno, nel rapporto con i ragazzi e i colleghi, scopro e cerco di aggiungere qualcosa di nuovo, di più profondo e importante.

La scuola è un istituto professionale e alberghiero e si snoda in due edifici distinti ma vicini… al colpo d’occhio appare con le classiche scritte sui muri e quel po’ di sbracato da scuola di frontiera… e infatti è un po’ così. 700 allievi e circa 100 docenti, tra titolari e di sostegno; quindi una bella moltitudine che ogni giorno convive in spazi per certi versi ampi e per altri molto angusti… come sapete a me sono state affidate due classi, una I e una II, e qui voglio parlarvi della I F alberghiera, che vedo 5 giorni alla settimana e sempre alle prime ore…

Sono i ragazzi che mi danno il buongiorno, quelli che aprono la mattinata… e già da adesso imparo i loro piccoli riti, dato che ho l’abitudine di arrivare presto a scuola e di scambiare due parole con i più mattinieri, fuori dall’edificio, prima di andare in aula e dare loro il benvenuto.
Buffo quanto già siano abitudinari: so sempre dove trovarli e più o meno tutti, ogni giorno, ripetono i loro arrivi in anticipo, in orario o in ritardo come macchinette… e a proposito di macchinette, ci sono alcuni ragazzi (alcune, in questo caso), che regolarmente aspettano che suoni la campanella di inizio lezioni per andare a prendersi una cioccolata… muoversi cinque minuti prima sarebbe troppo ovvio, già… ma io credo che, nel loro cervellino nascosto, lo facciano proprio apposta, per quella misteriosa voglia, che tutti abbiamo, di fare eccezione o comunque di farci notare, magari con un piccolo rimprovero, tanto per sentire che qualcuno si è accorto di noi… e difatti sono teneri in questo, e ogni volta cerco di trovare l’equilibrio tra il dover far rispettare le regole e la voglia di vedere cosa farebbero se non dicessi loro niente… È un gioco di ruoli, quasi un nascondino, e io in fondo mi ci diverto… i ragazzi mi fanno sentire ragazzo, mi ricordano la parte più bella di me, più vitale, che sono felice di non aver mai perduto e che voglio tenere accesa sempre. Forse è per questo che, alla fine, sono approdato ad insegnare, credo…

In queste prime 3 settimane abbiamo lavorato sulla conoscenza reciproca… e per arrivare a tirare giù un programma condiviso, che fosse l’espressione di questa classe e di questi ragazzi, e non un precompilato da appiccicare su un registro, ho pensato e proposto di fare questi tre passi: capire chi siamo, capire chi vogliamo essere, definire come arrivarci. Adesso siamo a lavorare sul chi vogliamo essere, e per fare questo ho concesso loro di esprimersi con una certa libertà e con strumenti un po’ alternativi, tipo giochi di interazione e soprattutto una lettera, di cui adesso vi parlo…

Ho chiesto ai ragazzi e alle ragazze, come compito in classe, di rivolgere prima 4 domande ad un’indovina, e poi di rispondersi da soli… in questo modo avrebbero messo in luce i loro desideri più forti relativi a cose di loro interesse, per un arco di tempo di 10 anni. E le risposte, oltre che le domande, sono state molto interessanti… dopo di che, hanno dovuto scrivere una lettera, indirizzandola a chiunque volessero, in cui esprimere le cose peggiori che avevano sperimentato nei loro anni di scuola… cose concrete, quelle che tutti abbiamo più o meno vissuto e soprattutto subito, e che voi, babbo e mamma, conoscete bene, avendo vissuto prima come studenti e poi come genitori, diversi anni tra i banchi e dietro le quinte. E qui ciascuno ha raccontato, in modo diverso, piccoli-grandi dispiaceri e fraintendimenti… e devo dire che al 99% le problematiche hanno espresso un desiderio non appagato di rapporti piacevoli con compagni e prof, spesso mascherati da problemi su varie materie o questioni disciplinari… ma alla fine tutto ritornava sempre sul piano dello stare bene umanamente, del sentirsi bene in classe. E già prima, in un precedente esercizio, tutti quanti avevano espresso il desiderio, la speranza e in parte anche l’impegno, di avere buoni rapporti con compagni e prof. È normale, siamo fatti così. E devo dire che, in generale, la classe è sana e vitale e il processo di conoscenza e interazione va avanti bene e sono fiducioso che continui.

Vi dico, adesso, qualcosa di ciascun allievo ed allieva, così come li vedo io… solo qualche pennellata, non ho la pretesa né il tempo, in questa lettera, di fare descrizioni accurate, e poi ogni ragazzo è un mistero di luci ed ombre e va rispettato. Ogni tanto intervallerò con qualche considerazione generale o aneddoto, così non vi annoiate.

1. Parto da Emanuele, ragazzo di origini napoletane. Ha dalla sua parte una carica solare e spensierata e una forte vitalità… sa farsi rispettare ed ha ambizione; ad esempio, quando l’ho visto giocare a calcio, ha mostrato molta grinta e voglia di emergere, ce l’ha messa tutta per farmi goal (e all’ennesimo tentativo c’è riuscito), a discapito del giocare di squadra, che ancora un po’ gli manca… nello scrivere ed esprimersi è partito con diverse lacune, alcune gravi, ma ha dalla sua parte un sincero desiderio di riuscire, che rivela anche valori forti in lui, ed è già migliorato; spero che continui ad impegnarsi perché può togliersi grandi soddisfazioni e tirarsi dietro molti compagni ed amici.

2. Coppia fissa con lui, per parentela e affetto, la fa Martina, anche lei partenopea (c’è un bel gruppo di napoletani, a scuola, e anche in classe). Martina è grande, già “a donna” per certi aspetti, sia per età che per capacità e intuito; viene dal Nautico e ripete la prima, e la sua precocità contrasta ancora di più con quella sorta di fanciullaggine da scuola media che, in buona parte, permane ancora nei ragazzi di prima, soprattutto all’inizio dell’anno. Ha doti più che sufficienti non solo per far bene, ma per togliersi anche delle soddisfazioni e prendersi delle rivincite, se le cercasse. Essendo intuitiva e avendo il gusto della sfida, spesso ha un approccio apparentemente aggressivo, o almeno così mi sembra, verso compagni e prof. Ma credo sia profondamente leale dentro e anche molto dotata, dal punto di vista dell’espressione, per l’italiano, specialmente orale. Mi aspetto che scopra presto il piacere di collaborare e di essere in buoni rapporti con tutti, come merita, e come la classe necessita.

3. Cambiamo fila, posizione, stile e provenienza. Altro tipo, ragazzone sportivo e genuino, è Federico. Versiliese, calciatore appassionato, è uno di quei ragazzi che nella fase iniziale di una classe restano un po’ nascosti, dato che non ha la tendenza a proporsi o imporsi, ma punta sulla regolarità e la correttezza, e un po’ a furbo anche sul non farsi beccare… nella lettera ha espresso un tratto che mi ha colpito, quando ha raccontato di un torto subito da un compagno in ambito scolastico/sportivo… lo ha descritto bene, uscendo dal guscio e manifestando una piccola/grande ferita che gli è rimasta dentro. Spero proprio che sappia fare tesoro dell’esperienza e che, dopo aver fatto l’amara scoperta che le persone ti possono deludere, sappia comunque dare lui il meglio di sé, senza aspettare che siano gli altri a muoversi. E che, anche in italiano, scopra il gusto di dialogare, esprimersi, ascoltare con interesse.

A proposito di calcio, Babbo, lo sai che la scuola è proprio di fronte allo Stadio dei Pini? Tu da ragazzo ci hai giocato, mi hai raccontato, quando giocavi nella Primavera della Fiorentina e ci hai disputato due Coppe Carnevale come portiere… sarà stato il ’55 o poco prima: l’avresti mai detto che un tuo figlio sarebbe venuto lì, 50 anni dopo, ad insegnare in quella scuola che, forse, ancora doveva essere costruita? Bello, no? Ma andiamo avanti con la classe…

4. Marika M. è riservata e riflessiva, con una capacità introspettiva quasi esagerata per la sua età… sogna di fare l’estetista e per certi aspetti si sente un po’ pesce fuor d’acqua in questa scuola alberghiera… ma nello scrivere è molto, molto dotata, e pensare che alla prima piccola prova, fatta dopo qualche giorno dall’inizio del corso (ma che per lei era il primo, dato che ha iniziato in ritardo), ha preso un’insufficienza, che le ho dato a malincuore perché aveva scritto un po’ di fretta e sicuramente con l’emozione dell’essere in un’aula di totali sconosciuti… e al cambio dell’ora ho cercato di rassicurarla sul fatto che avrebbe rimediato presto… beh, l’ha fatto subito e attualmente sforna pensieri ed emozioni personali ed universali in confezione lusso… mi aspetto che, con i suoi tempi, esca anche lei dal guscio ed interagisca sempre meglio con una classe che, mi ripeto, è molto ricca, sotto tanti punti di vista.

5. Tornando agli uomini, sapete chi è il primo ragazzo di classe che ho conosciuto? Si chiama Jonathan e l’ho incontrato in palestra, il primo giorno, quando il Preside ha convocato tutte le matricole per l’accoglienza. Gironzolavo tra le ultime file, quelle dove si imboscano i casinisti, e ci siamo presentati. Lo conoscevo già di fama, perché le colleghe di vecchia data mi avevano ragguagliato riguardo gli allievi e le allieve ripetenti… ed io avevo preso un po’ di appunti su di lui e sugli altri, ma a modo mio… E devo dire che si è rivelato come me lo aspettavo, anzi meglio… Johnny (lo chiamano così i compagni, e anch’io), ha quella rara dote di camminare sul filo, in bilico tra l’incoscienza, la sfrontatezza, il vandalismo e la simpatia… è uno di quei tipi che se ce l’hai contro ti rovina, ma se ce l’hai a favore ti gasa. Secondo me sarà una delle liete sorprese dell’anno, ha un potenziale fantastico e spero con tutto il cuore che scopra il gusto di essere speciale così com’è… poiché ha un tale retroterra di vita che se comincia a esprimersi costruttivamente ce n’è per tutti. A volte me lo immagino da adulto che racconta le sue bravate di ragazzo e come, a un certo punto, ha scoperto il piacere di non essere obbligato a far casino per forza.

6. L’anima gemella di Johnny, sempre insieme in ogni cosa, è Michael, ragazzo anch’egli viareggino, magro e lungo, sguardo acuto e una nota di raffinatezza quasi da professorino… e chissà che nel futuro non lo diventi davvero… Michael, quando ci siamo incrociati in palestra, invece, nel primo giorno di scuola, mi ha chiesto se ero un bidello… gli ho stretto la mano e sorriso, a metà tra il divertito e l’offeso… ha infatti una sfrontatezza naturale, un misto di arguzia e ingenuità molto spiccio, tirrenico, cosa che lo rende una specie di vedetta in classe, un critico naturale, anche lui sempre sul filo del rasoio tra l’offesa e il complimento… ha sempre la battuta pronta, nella tipica forma di ironia paradossale di queste zone di mare, mezzo piede dentro il sarcasmo; i misteri dell’universo non sono tanto il Big Bang o i buchi neri, ma il come possa succedere che un ragazzo così, non tanto bocci (che può capitare a tutti), ma sia considerato un problema, anziché una risorsa. È vero che sa stuzzicare e fare resistenza passiva da professionista, e che ancora non sembra aver scoperto, dentro di sé, che al di là di quanto noi professori si possa essere limitati e talvolta odiosi, studiare e crescere è bellissimo, una soddisfazione indicibile; ma ha doti per eccellere in qualsiasi materia, capisce le cose al volo e spesso ancora prima, dato che è molto intuitivo, saprebbe arrampicarsi anche su uno specchio insaponato e se la sa cavare da solo, sempre; per andare male deve impegnarsi e volerlo fortemente, perché se si lascia andare è uno che vola.

Mamma, ti ricordi quando venivi ai colloqui con i prof, alle superiori, e poi tornavi a casa invelenita? Per forza: scoprivi tutti gli altarini, i voti che non ti avevo detto, le scadenze che non mi ero segnato, i materiali che avrei dovuto avere e che non mi ero procurato, chiedendoteli… la prima cosa che mi levavi era la TV, poi, in base alla gravità, l’uscire fuori e il motorino. Lo facevi anche tu con la nonna? Io devo ancora capire perché preferissi stare con il patema d’animo di essere scoperto, rispetto a fare quel minimo (ma davvero poco) regolarmente per stare in pari… vabbè… in realtà, questo viziaccio di rimandare, di non segnarmi le cose, di appoggiarmi da parassita sui secchioni che scrivevano sempre tutto per poi chiederglielo all’ultimo tuffo, che mi ha procurato tanti di quei casini e dispiaceri nel lavoro e nell’amore, se ci penso bene, l’ho beccato proprio a scuola, e faccio ancora degli sforzi, tuttora, per scrollarmelo di dosso… spero che i miei figlioli e questi ragazzi siano più furbi di me. Ma andiamo avanti con la I F…

7. Greta ha due occhi immensi, due fanali blu spalancati su un’anima estremamente sensibile, probabilmente da artista. Siede di solito in ultima fila ed è una specialista del distrarsi con qualsiasi cosa, e quando non ce la fa da sola, sceglie una compagna o un compagno pronti a darle una mano… e li trova sempre! In realtà sa scrivere, sa raccontarsi e pure osservare bene la realtà intorno a sé… come tutti - e un po’ più della media - è insofferente alle partacce, proprio non sopporta sentire alzare la voce ed essere presa in giro… eppure a volte trova qualcuno che lo fa! La cosa stupefacente e misteriosa dell’animo umano, infatti, è come mai ciascuno di noi soffra profondamente il giudizio degli altri… e poi quando è in una posizione cosiddetta “di forza”, rischi di trasformarsi in colui che tormenta gli altri… Nelle dinamiche di classe, sebbene ancora abbozzate, Greta è un jolly, una di quelle carte da giocare sempre, poiché è molto affettuosa e può fare da collante tra le varie correnti e gruppi che spontaneamente si formano. Ad italiano e storia per adesso partecipa come fosse in vacanza, come se non toccasse a lei, ma essendo molto dotata avrebbe bisogno solo di una buona alleata per non restare indietro e trovare gusto a fare le cose giuste al momento giusto.

8. Accanto a Greta siede spesso Mouna, ragazza marocchina, alta e sorridente. Mouna dovrebbe essere in terza, anagraficamente, ma a causa della differenza di lingua è in prima con noi, ma non lo fa pesare… ho scoperto questo fatto solo grazie ad un suo tema, altrimenti avrei solo continuato a pensare che fosse un po’ più matura degli altri, anche perché non solo non ostenta la sua maggiore età, ma ha qualcosa di scanzonato, di “pinocchiesco” che la mantiene birba, fanciulla, seppure seria e responsabile. Quando legge e quando scrive manifesta il suo retroterra arabo; infatti la dizione è particolare, ricorda quella di una hostess di aereo, è molto bella; ed ha il grande pregio di fregarsene se la diversa musicalità e cadenza potrebbero far sorridere i compagni… e, fregandosene, fa sì che nessuno la prenda in giro. È proprio vero che quando una cosa non ci pesa, nemmeno gli altri ce la fanno pesare, e viceversa; e lei, come presenza di origine straniera in classe, porta l’immensa ricchezza della sua terra e della sua cultura. Nei temi si esprime bene, anche se ancora, secondo me, sta giocando, può crescere tanto.

9. Sempre del Marocco è Kaoutar, ragazza estroversa ed esuberante, che in questa fase iniziale della classe è spesso un riferimento per gli altri, dal punto di vista dell’impegno e della voglia di fare bene, un po’ come Ermione lo è per la squadra del Grifon d’Oro nella saga di Harry Potter. Kaoutar ha sempre un’opinione e una risposta riguardo a tutto e si espone con molto coraggio e faccia tosta, a volte anche ingenuamente, poiché ha un’energia spaventosa a fior di pelle e vive di emozioni, letteralmente le brucia come una caldaia sempre a regime. Fino a quando non emergono e si assestano i personaggi più riflessivi e diplomatici, quelli che poi creano lo zoccolo duro della classe dal punto di vista della voglia di crescere, persone come lei sono acqua nel deserto per ogni prof, perché offre sempre due occhi attenti e desiderosi di essere interpellati… e quando, specie all’inizio, un prof si sente come chi predica nel nulla, una ragazza come Kaoutar è una grande alleata; ma il suo pregio principale, secondo me, è che è aperta ad imparare, è ambiziosa ma ha anche umiltà, e questo la porterà molto lontano, non solo nella scuola, ma nel cuore delle persone.

Che ne, pensate, babbo e mamma, finora? Non è una bella classe? A me pare proprio di sì… ricordo in palestra, quando il Preside convocava ad uno ad uno i ragazzi attorno a me che, con il registro, li attendevo per condurli in classe… mi sentivo come ad Hogwarts, alla cerimonia di insediamento dei nuovi studenti, quando il cappello magico smista gli allievi nelle varie case… ed io ero proprio curioso di vedere chi fossero i miei allievi, di cui avevo l’elenco dei nomi ma non conoscevo ancora le facce e il resto.
Adesso ve ne descrivo altri tre.

10. Luca ha carnagione scura e l’aspetto da piccolo grande uomo di Sicilia, appena trapiantato in terreno aperto: manifesta infatti già la determinazione a crescere professionalmente e realizzarsi, mentre molti altri sono ancora un po’ a baloccarsi. E questa risolutezza, molto tenace e forte, è fatta di piccoli passi, di faticose conquiste che, almeno nella mia materia, gli vedo compiere regolarmente. E quanto portino lontano una serie di piccoli ma costanti passi, voi me lo insegnate con l’esempio… infatti Luca vuol diventare cuoco, per adesso si vede soprattutto all’interno di una grande nave, e sogna di imparare a scrivere bene, per sentirsi più a suo agio nel mondo del lavoro e in quello degli affetti… per adesso deve faticare un po’ contro diverse lacune che gli si ergono di fronte più come muri che come buche, ma ha un grande alleato: se stesso. Infatti sa chiedere aiuto e si fa rispiegare le cose non solo da me, ma anche dai compagni. Uno così, chi lo ferma? Quando nella vita uno sa cosa vuole ed è disposto a pagare il prezzo, può solo riuscire, facendo un passo alla volta. Grande esempio per tutti.

11. Francesco lo notai proprio grazie a Luca, nel senso che fu un suo piccolo tentativo – non riuscito – di scaricare al compagno il compito di portarmi il registro di classe, ad attirare la mia attenzione su di lui, credo il secondo o terzo giorno di scuola. Nei giorni seguenti rigò dirittissimo e tuttora è molto corretto. Francesco è come a un passo da tutto, nel senso che è in una fase di potenziale aperto a 360°, nel bene e nel male: a seconda dei modelli di riferimento che sceglie di prendere, si orienta in maniera positiva o negativa, ma questo è anche vero di tutti i ragazzi, durante l’adolescenza (e anche oltre). Sta lavorando con discreto impegno nelle mie materie, senza ammazzarsi – no – ma dando comunque l’impressione di uno che “c’è”; nello scrivere deve superare alcuni ostacoli particolari, quelli che, talvolta, portano un ragazzo, man mano che cresce, a sviluppare una vena narrativa o introspettiva non comune; e questo fatto, allo stato attuale, richiede un po’ di fatica in più… ma spero che sia disposta a compierla, dato che già in precedenza, come lui racconta, si è preso una bella rivincita nei confronti di prof che lo avevano sottovalutato, ottenendo risultati molto validi a sorpresa (sorpresa per chi lo aveva giudicato frettolosamente, non per lui, che evidentemente sa quanto vale ed è capace di fare).

12. Altro giro, altra corsa: Teresa siede a centro aula e secondo me ha scelto il posto migliore per sé. Infatti è una ragazza che , in ciò che scrive e nel poco che ho potuto capire osservandola, incarna bene le caratteristiche principali di questa classe: è intelligente, sensibile, delicata ma quando serve aggressiva. Se avessi un compasso ideale per tracciare la circonferenza della classe, lo punterei su di lei, specie per l’italiano scritto. Infatti ha una penna notevole, che sa dare voce alle emozioni altalenanti tipiche dell’età, passando da momenti di euforia ad altri di demoralizzazione… l’altra cosa bella che noto in lei è che sa fare autocritica, a volte persino troppa… e come tutti o quasi gli adolescenti, a volte sente molto forte il peso dell’approvazione o disapprovazione della classe, che si esprime talvolta in battute carine o offensive nei confronti di qualcuno… beh, data l’importanza primaria che attribuisco al gioco di squadra, conto molto su di lei perché la classe, intesa come ogni singolo ragazzo e ragazza, 1. impari a fregarsene delle battute che (e parlo per esperienza diretta) sono inevitabili in una classe, e 2. contemporaneamente sappia reagire quando è il momento e soprattutto, 3., attraverso la capacità di sorridere a se stesso e agli altri, sappia aiutare chi è più superficiale, a capire che non si deve offendere o mortificare nessuno per farsi belli. Il sorriso è contagioso: vedere sorridere ti fa sorridere, ed io mi aspetto che Teresa e tutta la classe cresca in questa gratuita e preziosissima abitudine, che fa stare bene tutti.

A proposito di prese di… giro: ma vi ricordate che a scuola mi chiamavano “tappo”? Eh? Una variante d’autore era “sughero”… Davvero gasante… Ero sempre il più piccino, specie alle medie, ma anche alle superiori, almeno fino in seconda… Cavolo, quanto era faticoso, a volte… e voi mi dicevate sempre che sarei cresciuto, e che nelle botti piccole ci sta il vino migliore e tutte queste storie… e io me le ricordo, e ci credevo… ma quando qualche idiota mi chiamava tappo o sughero, il fatto che sapessi di essere più intelligente di lui mi consolava sì, ma il giramento restava… e certo che me ne avete fatte fare di visite per vedere se stavo bene e se lo sviluppo era normale… a volte è stata dura, ma alla fine sono cresciuto anch’io. E questo fatto di essere stato spesso preso di mira da alcuni compagni, da un lato mi ha fatto male, dall’altro mi ha reso più bello dentro e non lo rimpiango, anche se ai ragazzi cerco di insegnare il rispetto e soprattutto a vedere davvero il compagno e la compagna, non fermarsi all’apparenza. Ma torniamo ai nostri f f fanciulli… già, I F, F come? Fenomeni? Famelici? Fantomatici? Fantasiosi? Boh, chissà…

13. Genni si è indirizzata da subito, come via naturale, a fare le cose bene, con impegno, stando attenta… per fare questo, ovviamente, deve pagare il prezzo di sembrare talvolta un po’ secchiona: ma è la dinamica di tutte le classi, dove i bravini vedono un po’ imbecilli i ragazzi ciuchi, e i casinisti vedono come addormentati quelli per benino. E non se ne esce, o meglio: se ne esce facendo conoscenza reciproca e lavorando di squadra. Una classe di secchioni sarebbe una palla totale, e di soli anarchici casinisti sarebbe un macello. Ci vogliono entrambi e anche tutte le gradazioni nel mezzo. Sarebbe come se in Nazionale Donadoni convocasse tutti fantasisti oppure tutti scarponi… sarebbe un fallimento totale… ma torniamo alla Genni, che ha come suo punto di forza, seppure richieda del tempo per venire apprezzato, proprio la sua serietà e riservatezza. Non che le manchi l’allegria, anzi… solo che magari le ci vuole un po’ di tempo per farsi conoscere su quest’aspetto. Spesso nella vita si diventa un po’ più riservati e gelosi del proprio spazio privato quando si battono le musate, si viene delusi da qualcuno che abusa della nostra fiducia; e Genni, nella lettera sui problemi di scuola, ha riferito proprio un episodio del genere, vissuto alle medie. In classe lei porta la ricchezza del suo desiderio di lealtà. Vale molto e spero che gli altri apprezzino e sappiano contraccambiare, perché, in questo, tutti noi siamo Genni, tutti cerchiamo lealtà. Il primo passo, quindi, è darla. Poi arriva.

14. Accanto a Genni, proprio in prima fila appresso alla finestra, siede Melissa. Melissa viene da un anno deludente allo scientifico, dove ha sofferto nel rapporto con compagni in rivalità e prof, e si è sentita riavere, a quanto ha scritto, nel trovare qui una situazione diversa. Scrive benissimo, è il tipo di ragazza a cui si dovrebbe chiedere un parere sulle cose importanti, dato che ha un talento naturale come consigliera, mi pare, visto che scava in profondità nelle cose, sa ragionare su più piani ed è matura. Paga questa spiccata sensibilità, seppure presente anche in molti di noi, sia con il fatto di dover ripetere una prima superiore che avrebbe potuto volare letteralmente, che con la maggiore fatica che incontra, sempre a motivo di tale sensibilità, nell’interagire con compagni più sbrigativi e apparentemente superficiali. La cosa buffa, dal mio punto di vista, è che ragazzi apparentemente agli antipodi in questa classe, in realtà interiormente sono similissimi, basta che si scoprano (sia nel senso di mettersi a nudo che di dire “Toh, che scoperta”). Le farebbe bene, e la sto incoraggiando in questa direzione, rischiare di più, assumersi l’iniziativa, sia nelle relazioni che nel rapporto con i prof (parlo di me, in questo caso). Piano piano…

15. E veniamo ad Alessio. Ce ne sono due, in classe, sapete? Ora metto in scena Alessio B., che ha una faccia da simpatia immediata, sembra il classico ragazzino appena sfornato dalle medie, come ero io, più o meno, alla sua età. Ha la verve e la giocosità di quegli animaletti domestici, tipo quei roditori iperattivi che si vedono nei negozi di animali, sempre a rosicchiare, scavare, correre… Ma è pure molto intelligente e tutt’altro che ovvio. Alessio arriva a scuola con il pullman, e quando entra in orario me lo fa notare, con un misto di orgoglio, ruffianaggine e voglia di scherzare; nei primi giorni mi ha sconcertato con la storia del tè, che voleva bere a tutti i costi durante la lezione, e sembrava totalmente fuori contesto, non riusciva neppure a concepire che gli dicesi di no e mi martellava di continuo come fa Riccardo con me (solo che lui ha 11 anni…)… ma c’è di bello che ha imparato velocemente. Per dargli un’accelerata l’ho costretto a riferire alla lavagna un principio sull’apprendimento, che ha come chiave la ripetizione di uno stesso concetto per 6 volte consecutive ad intervalli regolari… una sorta di contrappasso dantesco per lui, che mi aveva martellato precedentemente. Ed ha fatto bene, non tanto per la lezioncina da imparare, che era un giochino da asilo, quanto per il cambio di atteggiamento che ha mostrato alla scadenza dei 6 giorni. Scrive bene, anche lui con diverse lacune nella forma, ma con molta disinvoltura nel contenuto, dove ha un’immaginazione non solo narrativa ma anche scenica, teatrale… promettente.

Ehi, mamma, come va? Ti annoia questa carrellata di ragazzi, così diversi l’uno dall’altra, o ti piace? Tu hai fatto le magistrali, a Sansepolcro, negli anni ’50… c’era la preside Seminara, questa donna monumentale, incredibile, che incuteva rispetto, timore ed ammirazione in studenti, docenti e genitori, e che a distanza di mezzo secolo ancora tutti ricordano. Mi hai raccontato che era severa, che aveva un senso altissimo della scuola, e che era ed è rimasta sempre anche docente, per non perdere mai il contatto con i ragazzi, con l’aula, con l’apprendimento… e alla nostra scuola abbiamo un Preside nuovo, originario di Napoli, che ha l’indiscutibile pregio, fra i diversi che noto, di avere una forte personalità e di aver da subito dato un’energica stretta alle maglie della disciplina e del decoro dell’istituto, che erano – a detta dei colleghi di lunga data – troppo larghe. I ragazzi sono divisi nel valutarlo, a volte anche in se stessi… c’è un amore-odio, che a me pare un buon segno: temo infatti molto di più, anzi, temo soltanto l’indifferenza, la tiepidezza, il piattume.
Questo Preside, dietro al rigore che ha e mostra (e trasmette all’ambiente), ha una fortissima attenzione, direi predilezione, per i ragazzi cosiddetti difficili. Li va a cercare per strada e li porta o riporta a scuola. Tutte le volte che ci incrociamo, e ci scambiamo un’energica stretta di mano, ci aggiorniamo reciprocamente sui nostri clienti “speciali”. E sai bene, mamma, per me, quanto questo fatto conti, data la mia esperienza con i ragazzi di strada.

16. E proprio dalla strada, dove girellava come una vespa sfrattata dall’alveare, il Preside ha raccattato e “rinfilato” a scuola Ferdinando, detto Nando, scugnizzo D.o.c. e autorevole membro dell’ambasciata del Regno di Napoli nella nostra classe. Nando ha una propensione naturale (è un vero fenomeno) al mettersi nei guai senza bisogno di aiuti, accessori, complici… se la cava benissimo da solo, in questo! Anche se trova spessissimo dei volontari che gli danno una mano… Succede ovunque, non solo nelle scuole, e in queste prime settimane è Nando che svolge il suo compito diligentemente, alternandosi con qualche altro compagno o compagna. Ma Nando è ben altro e ben oltre rispetto a questo… intanto, e sembra una banalità, sente la mancanza di Napoli… credo che solo chi sia lontano, a malincuore, dalla propria città, possa capire lui e chi vive questa sorta di esilio… io non ne ho idea, forse solo al militare ho provato qualcosa di simile, ma vedo che, come lui, tutti o quasi i ragazzi immigrati dal sud soffrono un po’ lo strappo dalle loro abitudini, amici, cose… stamani Nando, quando mi parlava di Napoli, aveva gli occhi che brillavano, mentre era in corridoio ad aspettare l’ennesimo appuntamento per questioni che pareva non capire… per me avere in classe un ragazzo come lui è un patrimonio, ma che bisogna imparare ad apprezzare… da parte sua occorre lo sforzo di accettare che alcune cose, che qui sono diverse, vanno bene così, non si può fare alla napoletana in Versilia, e richiedono la sua attenzione e rispetto, quegli stessi valori che anche lui, giustamente, vorrebbe ricevere dagli altri. E da parte della classe c’è bisogno di una mano concreta. Gesti: dal saluto, alla chiacchiera, allo scambio di appunti, al fare i compiti insieme. Mescolarsi, mescolarsi… arcobaleno, ragazzi, arcobaleno…

17. Michele, invece, ha avuto un avviamento lento, in fatto di buttarsi e farsi conoscere, ma sta recuperando, come un diesel… come si è definito in un tema, nella vita extrascolastica è molto più allegro di quanto appaia, almeno per ora, in classe, e sarà un piacere vederlo esprimere sempre di più. Michele è molto preciso, i suoi scritti sono assolutamente impeccabili in quanto a decoro, ed ha una calligrafia minuta e curata, che riflette abbastanza il suo modo di porsi, piuttosto riservato ma affidabile e rispettoso. E’ il classico ragazzo a cui puoi affidare un compito e dormire tra quattro guanciali, stando certo che lo farà con precisione; questo indipendentemente dal fatto che deve migliorare nella forma, almeno in italiano, dove si porta dietro diversi vizi… la buona volontà non manca e di conseguenza sono certo che lavorerà bene. Del resto, ogni difetto si può correggere, dove ci sia il desiderio e un metodo… e mi aspetto che lui ci metta l’uno, ed io cercherò di fornirgli l’altro, in modo da che ottenga le sue soddisfazioni.

18. Inseparabile da Michele c’è Manuel, anche lui di approccio iniziale riservato; Manuel raramente si fa avanti, anche se ritengo sappia le cose anche più di altri, e di tendenza, almeno nello scrivere, si risparmia un po’… di base avrebbe una certa abilità nel comporre i periodi, infatti imposta le frasi con padronanza e scioltezza, ma finora si è un po’ trattenuto, e credo abbia solo bisogno di un po’ di tempo per mostrare cosa sa fare. Nel compito della zingara ha sparato grosso, nel senso che ha puntato in alto e persino in modo insolito… un sogno di Norvegia sembra alle porte, per coniugare l’ambizione di lavoro con quella del viaggio e soggiorno all’estero, chissà… nel frattempo, per diventare chef, occorrono le doti di sempre: chiarezza di idee, impegno, tenacia, cose che Manuel sembra possedere e saper coltivare, dato che ha l’accortezza anche di scegliere i posti in aula più adatti alle sue caratteristiche, per non farsi condizionare o distrarre troppo da compagni troppo… tranquilli!

E a proposito di condizionamento: mi tornano in mente i vostri consigli sui compagni da frequentare e quelli da evitare, quando ero studente… già… i genitori, ovviamente, vorrebbero sempre che i propri figlioli evitassero ogni pericolo e fossero già grandi da piccoli… però, su questo, devo dire che avevate ragione, e l’ho scoperto soprattutto da adulto, più che da ragazzo: noi diventiamo come le persone che scegliamo di frequentare più spesso. E’ un fenomeno fortissimo e indiscutibile, ma niente ha il potere di influenzarci quanto le compagnie, i colleghi ed amici che scegliamo. Per questo gli atleti di alto livello come sciatori, tennisti, golfisti ecc., si dotano sempre di un allenatore personale, anche se loro giocano di sicuro meglio di lui… ma la vicinanza di qualcuno che si impegna con te nel medesimo obiettivo, come quando si va a fare footing insieme, è un incredibile aiuto. E sapete, babbo e mamma, che il primo giorno di riunione qui a scuola, mi sono scelto da solo una collega di italiano come mia tutor? Ho guardato tutti, prof e professoresse, osservando il loro atteggiamento, e ho dato precedenza a due cose: l’atteggiamento positivo e la competenza. Ho scartato chi mi sembrava bravo o brava ma magari tendeva, apparentemente, a trovare scuse o fare polemica, e anche chi era magari cordiale e simpatico ma sembrava un po’ disimpegnato, o non troppo competente… alla fine la scelta è ricaduta su una collega molto in gamba, alla quale mi sono affidato per avere consigli, e le ho detto proprio queste parole, ovvero come mai avessi scelto lei… e lei ne è stata lusingata, ovviamente, e mi sta aiutando molto. E il Preside, poi, ha confermato la mia scelta incaricando la prof stessa di farmi da tutor ufficiale… ma torniamo ai ragazzi.

19. Marika B. sogna anche lei, come l’altra Marika, di fare l’estetista, e devo dire che sono diverse le ragazze, in questa scuola, che lo vogliono (l’ho verificato facendo supplenze in altre sezioni). Marika è solare, innamoratissima del suo ragazzo, oggetto di tutte le domande rivolte alla zingara… in classe è frizzante ma nei limiti ed è abbastanza accorta da non esagerare, di solito, anche se talvolta si fa un po’ troppo coinvolgere… essendo una tipa che dà una buona impressione, e destando simpatia a pelle, credo che questo vantaggio iniziale le abbia un po’ rallentato lo sviluppo di una capacità di applicarsi ed impegnarsi per eccellere, e in questo mi ricorda un po’ il sottoscritto, del quale, come ricorderete, i prof dicevano “che può fare molto di più” ecc. Qualche giorno fa, quando dopo un’interrogazione non buona le ho parlato, l’ho invitata a rimediare subito al voto insufficiente preso… mi ha colpito quando mi ha detto che non era bello portare a casa quel voto, e infatti è sempre un dispiacere dare un’insufficienza ad un ragazzo o una ragazza… ma credo che in realtà non si fosse resa conto di cosa significhi davvero studiare un argomento, tanto da saperlo, averlo capito con la propria testa e poterne discutere con maturità, e non da scolaretta… non dubito del fatto che saprà rimediare il voto, ma ciò che mi preme di più è che elevi il suo standard di impegno e conoscenza degli argomenti, perché è lì che può togliersi le vere soddisfazioni, che si merita e che sono alla sua portata.

20. Proseguendo il giro, che è quasi terminato, troviamo Alessio A., fresco fresco di cambio di posto forzato… Alessio è un ragazzo siciliano, di Termini Imerese, uno di quei tipi fondamentalmente buoni, una pasta, che spesso fa casino e anche gravemente ma sempre con quell’incoscienza un po’ infantile che ti spiazza… è affettuoso nei gesti in classe, e credo lo sia molto anche nella vita: ho apprezzato molto, di lui, le volte in cui l’ho visto, istintivamente, aiutare qualche compagno che non aveva capito una frase o era rimasto indietro… avere cuore è una grande ricchezza e in questo Alessio è molto generoso. Talvolta mi tocca riprenderlo per la sua esuberanza scomposta, e lui si scusa con una certa umiltà e sincerità, anche se da quello che intuisco dai colleghi, talvolta si prende di testa e fa a cornate… nella lettera sulla scuola ha sparato senza mezzi termini sul Preside e su qualche prof che a lui restava di traverso… l’ho lasciato esprimere, giustamente, così come gli ho permesso, giorni fa, di lamentarsi perché tizio e caio (prof, ovviamente) lo avevano preso di mira, a sua opinione, insieme ad altri allievi… ma dato che il lamento è lo sport nazionale italiano e che non serve a nulla, adesso cercherò di orientare lui e i suoi compagni lamentosi a pensare soprattutto a come comportarsi al meglio loro, piuttosto che perdere tempo ed energie a voler cambiare i prof prima di aver dimostrato abbastanza a lungo loro il proprio impegno e la propria serietà…

21. Veniamo a Cristian, ragazzo versiliese ma con una splendida radice domenicana, che si riconosce nella pelle, nei riccioli neri e nel sorriso. Cristian ripete l’anno, come molti-troppi altri, e mi dà la sensazione di essersi avviato meglio, anche se talvolta rischia grosso con il suo comportamento, un po’ troppo di sfida, nei confronti di alcuni colleghi… il fatto è che lui è molto acuto, ha una sorta di stiletto con cui infilza facilmente pensieri e punti deboli, e sebbene non abbia ancora grossi mezzi linguistici (forse perché non ha scoperto la bellezza della lettura e scrittura), quando scrive risulta molto interessante, perché è asciutto, pragmatico, diretto. In classe si è appollaiato all’ultimo banco, adesso, ma per quanto posso vedere durante le mie ore, è attento e corretto. A volte mi pare che sia un tipo di ragazzo che rischia di venire in un certo senso trascurato, perché è indipendente e di atteggiamento maturo e deciso, ma magari avrebbe ancora bisogno, mentre completa la sua maturazione, che qualcuno verifichi le sue cose e gli ricordi il da farsi… istintivamente, infatti, non prende appunti e ritiene di tenere a mente le cose… cercherò di ricordargli, meglio possibile, che è un segno di intelligenza non affidare al caso o alla memoria cose che è più facile e sicuro appuntarsi su un diario o blocco notes, e che il tempo investito benissimo in classe, fa risparmiare tante ore a casa sui compiti, e porta risultati migliori. E soprattutto, che un atteggiamento di attenzione da parte dell’alunno, gratifica il docente e lo mette in un atteggiamento positivo nei confronti dell’allievo.

Già… l’uovo di Colombo… in fondo cosa cerca un docente? Cosa l’ha spinto a diventare insegnante? Fondamentalmente il desiderio di comunicare il sapere, l’esperienza, la sua vita… poi, è chiaro, nella realtà molti ideali si sono persi per tanti prof e professoresse, magari appannati dalla routine o condizionati, inconsciamente, da brutte esperienze subite nei loro anni di studi, e che inavvertitamente tendono a ripetere adesso dall’altro lato della cattedra… ma nondimeno, trovarsi di fronte un uditorio attento e rispettoso, e vedere semplicemente alzarsi in piedi o salutare con attenzione il docente quando entra in classe, gratifica molto un prof, e lo dispone al meglio verso i ragazzi… è come quando dico a Riccardo e Anna di salutare voi con un bacino quando arrivare o quando loro entrano in casa vostra… sembra impossibile, eppure nonostante siano felici di vedervi, troppo spesso non lo fanno, e io mi ci arrabbio e dico loro: ragazzi, vi costa così poco essere educati e gentili con i nonni, e per loro invece questo vale così tanto: perché non farlo, allora?

22. E in questo atteggiamento così prezioso e semplice, ovvero nel saluto e nell’accogilienza, devo dire che il campione assoluto della classe è Davide, ragazzo di una dolcezza e sensibilità davvero uniche… Davide siede direttamente alla cattedra, e spesso è seguito in maniera personalizzata da un altro insegnante, con il quale svolge qualche programma differenziato… pensate che subito, il primo giorno, si è prestato per portarmi la borsa, ed è quasi imbarazzante per questa sua generosità… quando ci fu la partita di calcio dei primi giorni, Davide fece da arbitro e la cosa mi fece molto piacere… perché avere in classe Davide è un dono per tutti, la sua positività ci ricorda a tutti come sia meglio cercare di andare d’accordo piuttosto che farci la guerra o cercare di emergere tirando gomitate… forte è stato l’episodio del libro di francese, smarrito da Davide qualche giorno fa e non più ritrovato: la classe si è autotassata per ricomprargli il libro, e la proposta è venuta non dai ragazzi più perbenino, ma da uno di quelli storicamente casinisti… e questo la dice lunga sia sul fatto che la classe, nel suo insieme, sia ricca di valori, che su quello che la docilità ispiri altri gesti positivi… è proprio così, e Davide ce lo ricorda dal vivo.

23. Samuele, invece, nella partita di calcio suddetta, mi si è mostrato da subito un uomo di squadra: poco appariscente, silenzioso, ma molto capace di vedere il gioco e dare via la palla al momento giusto e al compagno giusto. Ai miei complimenti mi ha risposto: “eh, ma io gioco a calcio”; e io: “si vede”. Per un fanatico del gioco di squadra come me, questo è un esempio molto valido. Samuele ripete anch’egli la prima, e questo mi risulta piuttosto difficile da capire, vista la sua serietà attuale. E’ vero che, nel cammino scolastico e di vita, di solito sono proprio le musate che ti fanno crescere, e quindi forse Samuele è reduce da una boccata che gli ha dato direzione e fatto ripartire… ma l’impronta mi sembra quella di base, cioè quella di un ragazzo misurato, di tendenza introverso, molto sensibile e ovviamente molto bendisposto se trattato con gentilezza e attenzione. Mi chiedo se si senta già a suo agio per intervenire spontaneamente, magari anche solo per richiedere spiegazioni su qualcosa di non chiaro, visto che per ora non ricordo di averlo mai visto prendere la parola, ma sarebbe importante non solo per se stesso, ma per altri che potrebbero avere lo stesso tipo di ritrosia. Mi aspetto che faccia bene, ha tutto ciò che serve, voglia di riscatto (spero) compresa.

24. E infine, Cristiana. L’ho lasciata per ultima perché… beh, dato che qualcuno doveva per forza essere ultimo, ho preferito chiudere con il botto, come si suol dire, con una ragazza, cioè, che non solo evidentemente ci tiene a questo ritratto (me l’ha richiesto tutte le volte, nei giorni scorsi…), ma che ha doti notevoli e che può chiudere bene il cerchio, iniziato, sempre intorno al Vesuvio, con Emanuele… già, perché anche Cristiana è partenopea, e di Napoli porta dentro molto… e anche fuori, nella parlata e nello sguardo. Cristiana ripete la prima, e sta appena iniziando, secondo me, ad entrare davvero nel nuovo ruolo che potrebbe e dovrebbe, a mio parere, assumere… infatti, l’anno scorso, secondo lei, si è fatta trascinare troppo da amicizie pericolose (almeno scolasticamente parlando), e si è lasciata andare. E vista la sua maturità e forte personalità, la vedo bene nel fare adesso semplicemente il suo, con indipendenza, tirandosi dietro anche altri aficionados della prima e nuovi rampolli delle superiori. Cristiana scrive molto bene, sia come calligrafia (matura, con personalità) che come stile e contenuto, ma deve combattere con una sorta di pigrizia, di indolenza, che potrebbero costarle molto care non solo a scuola, ma nella vita. Ha la capacità di schermarsi contro tutto e tutti, se vuole, rendendosi refrattaria a consigli e minacce, ma in questo rischia tanto, perché il prezzo da pagare per questa sorta di intoccabilità è il ritrovarsi un po’ sola… e non credo sia questo che lei, come tutti del resto, vorrebbe. Quindi le consiglierei di prendersi un impegno non solo con se stessa ma anche con qualcuno: magari un prof, o una prof, a cui esprimere il proprio desiderio di essere promossa senza soffrire, e la richiesta di aiuto e sostegno, oltre che consigli concreti su come fare.

E questa cosa, carissimi babbo e mamma, che ho scritto di Cristiana, in realtà vale per tutti i miei allievi, e anche per me e per voi… mettersi in gioco con qualcuno, scegliersi un alleato o alleata e uscire dal proprio guscio, è faticoso e a volte rischioso, ma dà grandi soddisfazioni.
Il terzo giorno, quando siamo usciti in giardino, ho raccolto e fatto raccogliere a tutti un pinolo. Eravamo sotto a pini giganteschi, stupendi, e il messaggio era fin troppo chiaro… l’unica differenza tra il pinolo che ciascuno di noi teneva comodamente sul palmo della mano, e l’immenso albero sovrastante, con poderose radici arpionate sotto metri e metri di terra, era ed è solo il tempo… tempo per prendere acqua, sole, pioggia, vento…
Ogni ragazzo è un mistero di forza e bellezza, che chiede solo tempo ed elementi naturali… ma ha già in sé tutto ciò che serve per diventare un albero. Ed io spero di dare la mia goccia d’acqua e il mio raggio di sole a ciascuno di loro, mentre ricevo altrettanto, o forse di più, dalle loro vite in crescita.

Carissimi genitori, spero che abbiate letto queste mie parole con piacere… so che mi avete nel cuore, e anch’io voi. Porto in me stesso i vostri semi, e ne sono onorato.
Statemi bene, vi abbraccio, a presto.

Marco
Viareggio, ottobre 2007

5 commenti:

cry ha detto...

"nando": Caro professore mi ha fatto piacere leggere la sua lettera..POVERI IL SU BABBO E LA SU MAMMA!!!!!!!OLà CHICO



"Cristian":
teronast keri jii jurr ifii fiiii fujjhgj tkjijut tjjtk capito ????

Anonimo ha detto...

Nando, i miei genitori ti ringraziano per la premura e ti dicono di non preoccuparti, che sono grandi... :-)) piuttosto i tuoi che dicono?

kikka ha detto...

Grande Prof. certo che lei ha tanta voglia di scrivere..non lo so nemmeno io quanto tempo ci ho messo a leggere sta lettera..vabbe ma mi ha fatto piacere lo stesso..Ciao Professò..da KIKKA(Christiana...ahahah)

_rakis ha detto...

Girovagando per il net ho trovato questo blog, complimenti per la penna professore! Ho letto la lettera tutta d'un fiato! ps però non ho trovato il suo nome

Prima EFFE ha detto...

ciao Rakis e grazie per la visita e i complimenti :-)) sono Marco Picchianti, prof di italiano e storia, tu chi sei?