sabato 17 maggio 2008

LA FUNZIONE DELLO PSICOLOGO - di Mirko Magri - Mares 3

PRESENTAZIONE
Io lavoro come psicologo, per conto dell’Agenzia Formativa Percorso di Lucca, presso l’Istituto Professionale Marconi di Viareggio (Lu), nell’ambito del progetto Mares 3, che ha l’obiettivo di sostenere la motivazione scolastica rafforzando l’efficacia dell’obbligo formativo e prevenendo il fenomeno della dispersione.
Ritengo indispensabile che la scuola, in generale, adotti un approccio interdisciplinare che si prenda cura dello studente, favorendo la possibilità di uno sviluppo creativo e armonioso delle potenzialità del singolo e del gruppo-classe, stimolandone i processi riflessivi e decisionali.
Occorre, da parte di tutti gli attori del progetto, costante impegno, pazienza, professionalità e diplomazia, affinché ci sia un’assimilazione e un accomodamento del sistema scuola a questo tipo di iniziative.
Lavoro all’Istituto Marconi dall’anno accademico 2003/2004.
Restare nella stessa scuola per diverso tempo permette di dare continuità al proprio lavoro, facendolo crescere anno dopo anno.
Il mio intervento è diretto, principalmente, agli studenti delle classi prime (nel corso dell’anno scolastico 2007/2008: sei prime dell’indirizzo alberghiero, una del grafico, una dell’aziendale, per un totale di circa 190 studenti).
Per la mia attività quest’anno ho avuto a disposizione 336 ore.
Amo il mio lavoro, mi appassiona e mi sorprende. Spesso mi diverte anche.
Gli studenti sucitano in me ogni sorta di emozione: gioia, rabbia, allegria, dolore, speranza, tristezza, stupore, ansia.
Ho la fantasia e la volontà di provare a incidere sul percorso scolastico di ogni scolaro; talvolta credo che questo avvenga, altre volte no.
Vivo, quindi, sia di successi che di frustrazioni.
Alcune situazioni risultano troppo grandi e complicate per me e per questo, negli anni, ho attivato un servizio di rete con i diversi servizi presenti sul territorio.

LA MIA FUNZIONE
Il mio intervento ha lo scopo di valorizzare le potenzialità del singolo studente e del gruppo-classe, promuovendone le diversità come fonte di ricchezza e rafforzandone l’autostima e la consapevolezza nel poter decidere e cambiare le situazioni.
Fondamentalmente io dovrei stimolare negli studenti processi motivazionali rispetto al loro percorso scolastico, facendo in modo di prevenire il fenomeno dell’abbandono scolastico.
Il compito è veramente arduo ed impegnativo.
Continuamente mi chiedo cosa posso fare per rispondere efficientemente a queste richieste, in cosa posso migliorare.
E’ bene precisare come l’apprendimento di qualsiasi tecnica o metodologia passi in secondo piano, rispetto al rapporto di fiducia e stima che lo psicologo cerca di instaurare con i ragazzi, alla passione ed all’impegno che ogni incontro richiede, all’attenta lettura e gestione delle innumerevoli dinamiche psicologiche e relazionali che emergono durante l’anno.
Una tra le maggiori difficoltà del mio lavoro è la presenza di studenti che vengono a scuola esclusivamente per ottemperare all’obbligo scolastico e/o che presentano grosse carenze nelle abilità di base (scrittura, lettura, calcoli…).
Certi alunni, con situazioni familiari preoccupanti, mancano delle più elementari regole di educazione, hanno scarso rispetto per la struttura che li ospita (basta vedere le condizioni delle aule, dei corridoi, dei bagni…), si relazionano in modo manesco, non sanno ascoltare, hanno una motivazione bassissima o nulla nei confronti dello studio e dell’apprendimento, manifestano scarsa fiducia nelle proprie capacità didattiche.
Il mio intervento si sviluppa attraverso colloqui individuali, colloqui con piccoli gruppi, interventi con il gruppo classe, incontri con familiari, operatori di comunità, assistenti sociali, collaborazioni con i docenti, il centro per l’impiego, relazioni con i servizi socio-sanitari.
Sono convinto che gli anni della scuola siano una tappa fondamentale per la crescita morale e culturale di ogni persona, un’occasione formativa irripetibile.
Invito e stimolo continuamente i ragazzi a goderseli e a viverli pienamente, in tutti i loro aspetti entusiasmanti e in tutte le loro difficoltà.

STILE DI LAVORO
Durante l’anno cerco di conoscere tutti i ragazzi delle prime, imparare i loro nomi e riconoscere le loro voci.
Voglio diventare una figura amicale (non un amico) e rompere gli stereotipi dello psicologo che aspetta gli studenti, magari su prenotazione, dentro la sua stanza.
Mi piace farmi vedere da loro, farmi conoscere, andare direttamente in classe a chiamarli, partecipare ad alcune lezioni, confrontarmi e discutere sia col singolo che col gruppo, sia di cose serie che scherzose, sia in modo formale che informale (all’uscita della scuola, durante l’intervallo…)
Inizialmente passo da ogni classe, previo accordo con i docenti, a presentarmi e a descrivere il mio ruolo e la mia funzione.
Durante l’anno punto ad avere almeno un colloquio privato con ciascuno di loro, perché fondamentale è stabilire un rapporto di fiducia e conoscenza con ogni studente, per poi, all’evenienza, intervenire con il gruppo.
Mi interessa conoscere e parlare con quelli bravi e quelli meno bravi, con quelli silenziosi e con quelli confusionari, con i disponibili e con i più diffidenti…
Miro a coinvolgere tutti gli elementi anche per evitare sgradevoli e sconvenienti etichettamenti (dallo psicologo ci vanno i “cattivi studenti”).
Mi piace pensare di divenire una figura di riferimento per qualsiasi tipo di difficoltà che vada a danneggiare e disturbare il loro percorso scolastico.
Di ogni classe dispongo dell’elenco degli studenti e quindi, dopo aver avuto la disponibilità di vari professori, passo di tanto in tanto dalle classi, busso e chiamo, di solito, uno studente per volta.
Quando occorre intervengo su tutto il gruppo classe.
Ho una mia stanza che mi permette di garantire un setting adeguato di lavoro.
Di ogni studente dispongo di una scheda che compilo durante ed in seguito ad ogni colloquio.
Mi interessa sapere come si stanno trovando in questa scuola, se a loro piace e quanto si sentono motivati, se è come se la immaginavano, come procede il rapporto con i compagni e professori, se ci sono difficoltà che influenzano il loro percorso di studio, come stanno andando, e così via….
Nel corso dell’anno posso avere diversi colloqui privati con molti studenti, seguendoli passo passo nel loro percorso scolastico.
Talvolta, avendo un buon rapporto con il sistema scuola, posso mediare incomprensioni o tensioni tra studenti ed insegnanti oppure facilitare uno scambio comunicazionale, intervenire nelle liti tra ragazzi (anche se appartenenti ad altre classi), richiedere di avere un colloquio con familiari coinvolgendo, all’evenienza, il tutor di progetto di quella classe, entrare in aula per parlare al gruppo……

UN APPROCIO SISTEMICO RELAZIONALE
Lavorare in una scuola vuol dire lavorare in un sistema di cui fanno parte non solo gli studenti, i tutor di progetto, ma anche il Dirigente dell’Istituto, la Segreteria, tutto il corpo docente, il personale ausiliario, l’eventuale agenzia od ente che promuove il progetto, i familiari degli studenti, le varie risorse presenti sul territorio (consultori, usl, centri per l’impiego, centri di aggregazione, comunità….).
Il compito di chi fa questo lavoro non si esaurisce negli incontri con gli studenti, ma si sviluppa in una fitta rete di relazioni che riguarda tutti i componenti del complesso.
Un Dirigente disinteressato al progetto, non conoscendone dettagliatamente le finalità e le modalità, non disporrà di strumenti e motivazione sufficiente per difenderlo da eventuali critiche e pregiudizi. I professori che non sanno neanche chi sia o che non capiscono in cosa consista la mia attività, ci possono attribuire responsabilità che non abbiamo, oppure possono sentirsi svalutati o giudicati nel loro ruolo di formatori, situazione che genera gelosie e giudizi negativi.
Anche il personale ausiliario assume un posto di primo piano. Essendo il custode il depositario dei “segreti della scuola” può risolvere tanti problemi: riesce a trovare gli spazi, permette di usare il telefono, il fax, la fotocopiatrice, pulisce la nostra stanza, fornisce materiale di cancelleria, trova sedie, banchi, lavagne, videoregistratori, offre preziose informazioni sui ragazzi e sui professori, svolge un prezioso lavoro di accoglienza per i genitori degli alunni che vengono a parlare….
Avere rapporti con la segreteria è molto importante per gli immancabili aspetti burocratici, per ottenere inormazioni sugli studenti e per ricevere comunicazioni chiare e dirette dalla scuola.
Questa rete di relazioni si influenza a vicenda e un blocco o una rigidità con uno degli elementi che la compongono influenzerà immancabilmente tutto il sistema.
Se, per esempio, non ci troviamo d’accordo con un professore alimentando il conflitto piuttosto che il dialogo, probabilmente si verificheranno tutta una serie di problemi: può per esempio squalificare la nostra figura di fronte ai ragazzi; può lamentarsi con i colleghi e il dirigente, danneggiando la nostra immagine e la nostra professionalità; in consiglio di classe può ostacolare la prosecuzione del progetto, facendo in modo che lo psicologo venga etichettato come responsabile di tutte le cose che non vanno in classe (“i ragazzi sono così agitati per colpa sua”).
E’ molto importante essere sempre disposti a proporsi, conoscere, cercare il dialogo, spiegare, ascoltare e, se le cose non vanno, cercare di cambiarle con pazienza da dentro il sistema.
Buona norma e segno di professionalità è compilare e consegnare alla scuola periodiche relazioni scritte su quanto si sta facendo con la classe, specificando i metodi e le finalità ed evidenziando gli aspetti positivi e negativi emersi.
I rapporti con l’agenzia che promuove il progetto sono indispensabili per garantire spessore e professionalità al nostro lavoro. Il ruolo dell’agenzia non è formale, ma prezioso nella formazione, nell’aggiornamento delle modalità di intervento, nel sostegno fornito per risolvere problemi.
Conoscere le offerte ed i servizi del territorio e le persone che le gestiscono o vi lavorano, permette di disporre di strumenti tangibili ed efficaci per rispondere alle mille eventualità, difficoltà, esigenze degli studenti.
Per esempio uno studente che ha ottemperato all’obbligo scolastico e vuole smettere di venire a scuola senza avere idea di cosa fare del suo futuro, può essere indirizzato e accompagnato al Centro per l’Impiego, svolgendo un prezioso servizio di rete.
Grazie a tutto questo intreccio di relazioni non mi sento mai solo, ma parte di un equipe.

LA RELAZIONE CON I DOCENTI
All’inizio di ogni anno scolastico la mia attenzione è diretta quasi esclusivamente a loro.
Per prima cosa mi procuro in segreteria la tabella degli orari di tutti i docenti.
Di solito inizio a presentarmi ai tutor di progetto, che sono uno per classe.
Aspetto quindi i tutor all’uscita da un aula, al termine di una loro lezione. Mi presento e chiedo loro un appuntamento.
Molti già li conosco, perché presenti dagli anni precedenti.
Durante l’appuntamento illustro il progetto del nuovo anno, la mia figura, il mio ruolo, le mie modalità di lavoro, rispondo alle domande che mi vengono fatte. Ascolto le impresisoni sulla classe e sui singoli elementi che la compongono, riconoscendo grande valore alle cose che mi vengono confidate.
Chiedo il permesso di poter chiamare gli studenti durante le loro lezioni, in rispetto e in accordo alle varie esigenze didattiche e curriculari (compiti in classe, interrogazioni, assemblee..).
Oltre ai tutor di classe mi adopero nel conoscere il maggior numero possibile di docenti che insegnano nelle classi prime.
Di ogni persona nuova mi appunto il nome, il telefono, le impresisoni personali, quale materia insegna ed in quale sezione.
Non potendo chiedere un appuntamento a tutti, vado a cercarli nelle classi durante l’intervallo della mattinata o in aula insegnanti.
Spesso quando arriva un professore nuovo, magari a metà anno, talvolta comprensibilmente disorientato, sono una delle prime persone che conosce, a cui appoggiarsi e a cui chiedere informazioni sui ragazzi.
Ad ogni docente offro la mia piena disponibilità ad intervenire in qualsiasi tipo di problema che riguarda il gruppo classe e lascio il mio numero di cellulare per essere contattato in qualsiasi momento.
Chiedo sempre se è possibile darsi del “tu” per abbattere inutili formalismi.
Il fatto che sia lo psicologo a muoversi e proporsi è un aspetto che viene enormemente apprezzato da tutti.
Il rapporto con i docenti non si esaurisce in un singolo incontro, ma prosegue durante tutto l’anno. È compito mio andare da loro e tenermi aggiornato su quello che accade in classe.
Nel corso dell’anno il rapporto cresce, ricevo telefonate, mi cercano, si confrontano, domandano, chiedono aiuto e suggerimenti.
Talvolta vengo convocato ai consigli di classe per esprimere opinioni e stimolare riflessioni o dirimere tensioni tra insegnanti
Insomma si stabilisce una intensa collaborazione, un continuo scambio comunicazionale diretto a migliorare la qualità della vita sia degli studenti che dei docenti.
Questo modo di lavorare permette, con il passare del tempo, di costruire con gli insegnanti significative relazioni di stima e cooperazione, una mutua assistenza in cui ciascuno può divenire una risorsa ed un sostegno per l’altro.
La parola chiave da parte dello psicologo è disponibilità e diplomazia.
Ogni divergenza o litigio va subito appianato.
Un docente deve sentirsi parte del progetto.
Quando capita di avere un incontro con la classe lo invito sempre a restare in aula, coinvolgendolo e stimolandolo a partecipare.
Un professore che esce o rimane in disparte, fuori dal cerchio, a correggere i compiti, non va bene, in quanto, oltre a precludersi la possibilità di conoscere gli studenti sotto un altro punto di vista e portare il suo prezioso contributo al gruppo, ci squalifica di fronte ad esso.
A lungo andare lo psicologo ha la possibilità di intervenire sul modo di lavorare di alcuni insegnanti, aspetto, a mio avviso, delicatissimo e molto importante.
Se un docente, per esempio, non riesce a lavorare con una classe difficilmente condividerà il problema con i colleghi o con la dirigenza della scuola.
Si può creare una situazione imbarazzante dove tutti sanno ma fanno finta di nulla.
Lo psicologo che ha un buon rappporto con quell’insegnante può rivelarsi un ancora di salvezza.
Può risultare spontaneo parlare insieme delle cose che non vanno, così come può essere naturale che sia lo psicologo stesso, con tatto e discrezione, a far emergere il problema.
Il rischio di questo modo di lavorare è la collusione.
Talvolta capita che gli insegnanti, quando hanno problemi con studenti o colleghi, tendano a richiedere un alleanza con la nostra figura, così da poter ricevere sostegno alle loro posizioni e trovare il compiacimento di un esperto che sancisca la loro ragione.
Chiaramente la deontologia e professionalità di ogni psicologo permette di evitare che questa evenienza accada.




Dott. Mirko Magri
Psicologo – Pedagogista Clinico

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